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La mia idea era di postarla qui ieri notte, ma in questo periodo i LJ… - Pervy Girls

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November 4th, 2004


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loll_3000
02:54 pm
La mia idea era di postarla qui ieri notte, ma in questo periodo i LJ mi odiano e quindi, dopo averci provato almeno 10 volte sono riuscita a postarla solo sul mio, ma mi faceva piacere metterla anche qui.
Perdonate la ripetizione.

***

Oggi è il 4 di novembre ed è l'anniversaio.... di lady_ninde e mio! Due anni fa esatti iniziava la nostra collaborazione e la nostra amicizia.

Quindi, questo è il regalo per te, mia adorata mogliettina: una fic sui Gemelli Perversi che tanto ti incuriosiscono. Una PWP ovviamente, dove mi sonoa avvalsa della preziossima collaborazione di j_slanif per i disegni e necchan che mi ha batizzato pazientemente il tutto e mi ha dato dei preziosi consigli.

Se mi permetti, la dedico anche a chainer_morgana che è la Signora e Padrona dei Gemelli e ce li ha prestati molto gentilmente.

Ti voglio bene Nindina, spero di festeggiare molti altri anniversari.

E ora, la fiction

Gwanunig - Gemelli
Starring: Elladan&Elrhoir
Rating: è una pwp... secondo voi??
Warning: twincest; siete avvertiti



Gwanunig - Gemelli

Lui è mio fratello.
Di più, è il mio gemello, l'altra parte di me, il mio doppio, lo specchio in cui mi rifletto ogni volta che lo guardo.
Gemelli
Così uguali agli occhi di tutti e così profondamente diversi nell'anima.
Lui è mio fratello, il mio respiro, la mia ragione di vita, il primo sguardo appena sveglio, l'ultimo sorriso prima di dormire.
Lui è la mia vita. E lo amo così tanto.


Elladan
Un'altra giornata è passata, fuori, a sterminare orchi.
Lui è stanco, sfinito, vuole solo togliersi di dosso l'odore di sangue, il tanfo dei morti che si è lasciato dietro.
È un guerriero, lui. No, forse non lo è più: è una macchina per uccidere. Uccide per vendetta; uccide per non pensare.

Elrohir
Lo vede arrivare da lontano e già sente il calore infiammargli le viscere. Ma non può: sa che è sbagliato.
Lui non ha ucciso, oggi. Non è nemmeno uscito. Non lo fa più da tanto tempo ormai.
Si è rinchiuso in un esilio volontario, da quanto non lo ricorda nemmeno, lontano da tutti. Lontano da Lui.
Chiude la tenda e si allontana in silenzio.


Elladan
Trattiene il respiro, l'acqua si chiude sopra di lui e tutto diventa silenzioso e lontano. Quando apre gli occhi vede per un attimo le fiamme delle candele tremolare attraverso la superficie trasparente; poi, l'acqua diventa scura, cupa, torbida del sangue delle sue vittime.
Rimane sotto più che può e intanto pensa, non alla sua giornata, uguale a molte altre, ma a Lui, che non può vedere, che non può nemmeno avvicinare. Perché sa bene che se lo fa è perso, sono persi entrambi.
L'acqua lava tutto ma non il suo desiderio.

Elrohir
È nudo di fronte allo specchio. Allunga una mano verso la superficie liscia e la tocca. Si guarda (lo guarda), vede il proprio sesso (il Suo sesso) rigido spuntare dalle gambe divaricate; è turgido e pulsa e non ha nemmeno avuto bisogno di toccarsi, nemmeno una volta. Sa che lo sta facendo Lui, lo sente su di sé, no, dentro di sé. Se chiude gli occhi lo vede.

Lui è nudo, vicino al grande letto che una volta dividevano; è in ginocchio, seduto sui talloni; ha una mano nei capelli, mentre con l'altra si accarezza il corpo ancora umido d'acqua; porta la mano in mezzo alle gambe e la stringe sull'erezione, poi la spinge più in basso e si accarezza i testicoli; butta indietro la testa, i capelli ricadono fino a toccare le coperte; si appoggia all'indietro sul braccio libero e inarca la schiena; ha la bocca aperta in una "o" che è stupore e piacere allo stesso tempo; chiama un nome.
Il Suo.



Elladan
Non può farne a meno. Non può fare a meno di pensare a Lui, di desiderarlo.
Non può impedirselo, di toccarsi, di venire per Lui.
Alza ancora i fianchi e si spinge con rabbia dentro il pugno chiuso. Il braccio resta immobile, è il suo corpo che detta il movimento.
La sua mano è calda e umida e lo avvolge. Ma non è abbastanza, vorrebbe di più, vorrebbe essere dentro di Lui e sentirselo dentro.
Sta per venire. Toglie la mano di scatto e rimane fermo, con la bocca aperta in un grido silenzioso. Si gira e afferra l'unico oggetto che ancora lo lega a Lui: una piuma. Caduta dal suo manto l'ultima sera che si sono incontrati, scivolata silenziosa al suolo, leggera e impalpabile eppure unico ricordo tangibile e reale.
La annusa, cercando vestigia del suo odore, e gli sembra di percepirlo in lontananza, odore di bosco e pioggia, odore della sua pelle. La muove piano lungo il corpo, una carezza che non finisce mai, sfiorando la pelle delicata dell'inguine. Rabbrividisce a quel tocco, vede i muscoli del ventre tendersi e rilasciarsi.

Risale fino alla testa del pene, solleticandola appena, circondandola, sfiorando la piccola fessura con la punta serica. Un tremito improvviso lo scuote facendogli spalancare gli occhi e viene con un getto caldo che gli bagna lo stomaco.

Elrohir
Grida, con il corpo premuto contro la superficie fredda delle specchio e mentre viene tiene gli occhi aperti per guardarsi (per guardarlo). Il suo respiro ha formato un velo opaco nel punto in cui la sua bocca si è appoggiata su quella senza vita della propria immagine riflessa (di Lui). La bacia, quella bocca, e per un attimo, nella simmetria perfetta del movimento, gli sembra che gli risponda.

Si stacca e vede la scia bianca e perlata del proprio (del Suo) seme che cola sul piano liscio e pensa che quello non è uno specchio e quella non è la sua immagine riflessa, ma è una gabbia di vetro che lo tiene prigioniero e che, al di là del vetro, Lui lo guarda con il volto serio reso morbido dall'orgasmo. In un moto d'ira colpisce quell'odiosa barriera ma il vetro non si spezza; lo specchio gli restituisce, invece, la sua immagine deformata attraverso la superficie incrinata in mille frammenti mentre un rivolo di sangue purpureo scivola e si mescola con il suo sperma.

Elladan
Non doveva nemmeno arrivarci lì. Non sa perché ci è andato. È notte e a quell'ora non c'è nessuno nella grande biblioteca di suo padre. Tranne…
Lo vede riporre le ultime carte e rimane a spiarlo nascosto nell'ombra. Fa per andare via quando una piccola mano bianca sbuca da sotto una manica e con un gesto stanco sposta una ciocca dietro l'orecchio perfetto. La mano è bendata ma il sangue comincia ad intravedersi attraverso le bende candide.
Gli sembra quasi di sentirlo, l'odore del suo sangue; sente una fitta al cuore e in quel momento sa che è perduto.
Esce dall'ombra e si muove verso di Lui, silenzioso, come un predatore. Un alito di vento arrivato da chissà dove fa danzare la fiammella della candela e le loro ombre si contorcono, innaturali, sulla parete alle sue spalle. Poi Lui lo vede, si gira e ancora una volta, si ritrovano riflessi uno nell'altro. Solo che questa volta non ci sono specchi.

Elorohir
"Non dovresti essere qui."
"Lo so."
"Vattene"
"No."
"Ti prego, El-"
"Shhhh. Non posso, lo sai anche tu."
Ha ragione. Si volta e piega la bella testa, i capelli ricadono in avanti, racchiudendolo per un istante in un piccolo santuario, labile barriera fra lui e il destino. Non prova nemmeno ad opporre resistenza. Si risolleva e nei sui occhi c'è tanta pena, ma anche un desiderio ardente che lo sta consumando lentamente, mentre la sua luce si sta spegnendo poco a poco.
"I Valar ci malediranno per questo."
"Allora saremo maledetti insieme."
Apre le braccia e si stringe a Lui.
Quanto tempo hanno aspettato.

Elladan
E finalmente lo sente: contro di sé, fra le sue braccia. La stoffa dei vestiti che sfrega; la sua ruvida, da guerriero, contro quella di seta leggera della tunica da lavoro. Lo solleva e lo posa sulla grande scrivania, non pesa niente. Lo bacia sulla bocca, uno sfiorarsi di labbra che è dolce come il miele e soffice come neve. Si sente morire per la dolcezza di quel bacio che è appena una carezza. Lo sente gemere, un pianto sommesso e disperato e gli spinge la lingua in bocca per farlo smettere, e lo accarezza. Non vuole che pianga, non vuole vederlo soffrire, ma lui ormai non può più tornare indietro. Le lacrime salate che scendono nelle loro bocche sono intossicanti e amare insieme e gli fanno venire voglia di urlare. Ma poi sono le Sue braccia a stringerlo, le Sue gambe a chiuderlo in una morsa che ha una forza che non si aspettava, come se volessero soffocarlo. Cade anche l'ultimo baluardo, il bacio non è più tenero, ma è quello assetato di un amante.

Elrohir
Lo sente muoversi pianissimo, stretto fra le sue gambe. Muove appena i fianchi, sfiorandolo, inguine contro inguine, in un ritmo lento, quasi agonizzante che gli fa sentire le membra liquide come cera e il sangue come lava bollente.

La stoffa che sfrega sulla pelle nuda gli fa perdere la ragione. Le dita si muovono su capezzoli eretti, delicate e insistenti e tutto il piacere dell'universo sembra confluire in quel punto, rendendogli i pensieri fumosi come nebbia.
Sente la punta della sua lingua accarezzargli il collo, risalire lungo l'orecchio, succhiarne la punta perfetta. Soffoca un grido affondando i denti nel labbro. È così vicino…
"Toccami, sto per venire."

Elladan
Si stacca da Lui, e con un solo gesto, gli strappa la tunica, lasciandola cadere dalle spalle. Lo guarda: è così bello, dolce ed eccitato, perduto e soffuso nella sua passione che non sa ancora controllare.
Innocente. Inviolato. Suo.
Lo sveste di quello che rimane della sua tunica, cercando di non pensare al proprio desiderio; lo accarezza, venera quella pelle di cui non ha mai dimenticato l'odore; lo bacia sul volto, sul collo, sul petto. Si ferma e lo stringe forte per darsi coraggio. I loro cuori battono allo stesso, identico ritmo.
Si chiede solo per un attimo se quella sarà la sua dannazione o la sua salvezza. Ma il pensiero svanisce subito sotto le sue labbra gonfie di baci che lo cercano ancora. Si toglie i vestiti come una furia, già troppo tempo è stato sprecato, e finalmente ha la pelle contro la Sua. Sognata per secoli eterni, immaginata, desiderata. Stringe quel corpo che idolatra e mormora qualcosa con le labbra nascoste nei suoi capelli.
Tôr nin.

Elrohir
Si sdraia sul pianale, incurante dei fogli che solo poco prima aveva impilato con cura.
Il suo corpo pallido crea un effetto accecante contro il mogano della scrivania.
Inarca la schiena in una posa languida e apre le cosce; si accarezza in punta di dita e si scopre diverso, più vivo e vibrante. Ha la pelle avvolta da un tepore umido, si sente sensuale e piacevolmente inebriato. Quell'odore che per molto tempo ha solo immaginato impregna l'aria e gli dà alla testa.
Non ha più paura: un amore così grande non può essere sbagliato. Piega il capo di lato e sorride: è pronto per Lui. Allunga le mani, chiamandolo.
Telo, Seron vell.

Elladan
Prende quelle mani e le porta al cuore, ricambia il sorriso. Si inginocchia davanti a Lui, lo bacia con reverenza. Poi lo prende nella sua bocca e chiude gli occhi, lascia che tutti i sui sensi si concentrino sul suo sapore. Succhia piano, raccogliendo con la lingua il liquido caldo che comincia ad uscire. Ha le mani strette sui suoi fianchi, per impedirgli di muoversi, e si accorge appena delle dita avvinghiate ai suoi capelli. Pensa che non può aspettare ancora molto; un calore bianco e liquido gli fa muovere i fianchi contro il nulla, ancora e ancora.
Scende con la bocca e lo sfiora con la lingua e lo sente sussultare e spingersi contro di lui. Lo sfiora ancora, e ancora, prima accarezzandolo appena, senza entrargli subito dentro, poi, spingendosi poco per volta, aprendolo lentamente. I Suoi gemiti sono erotici e devastanti e lui, che è abituato a tenere il controllo, questa volta non può. Si alza di colpo, lo afferra per la vita e lo penetra con un unico movimento.
Aniron chen, Meleth nin.

Elrohir
Tutto si fa buio e per un lungo, agonizzante istante crede di essere sul punto di perdere i sensi. Il dolore; un dolore che non conosceva e che aveva solo immaginato. Un dolore devastante, che lo lacera e che gli fa mancare il respiro. Ma che gli ricorda, anche, che questa volta è reale. Ed è per questo che lo vuole, il dolore. Si accorge appena della pelle che si squarcia sotto le sue unghie, conficcate nella carne a cui è aggrappato. Braccia forti che lo sollevano e la testa ricade in avanti, con il volto nascosto nell'incavo della Sua spalla; posa le labbra sulla pelle sudata, sente e il battito impazzito del sangue, mentre il dolore scema lentamente e uno languore che gli ricorda quello del vino caldo e speziato gli intorpidisce le membra.
Solleva il capo e lo guarda: ha gli occhi chiusi e la testa piegata all'indietro. Sembra perso in un suo mondo distante e per un attimo si sente tagliato fuori. Ma poi apre gli occhi e l'amore che vede è così forte e sicuro che gli cancella gli ogni timore.
Echado veleth enni. Meleth nin, Seron vell. Tôr nin.

Elladan
Si muove piano dentro di Lui, guarda rapito il proprio sesso scivolare nel suo corpo che luccica come argento sotto un raggio di luna; guarda le impronte scure delle sue dita sulla pelle chiara, guarda i capelli sparsi sul legno incorniciare il suo volto bellissimo, rapito in un sogno sublime.
"Dimmi cosa senti?"
Lui chiude gli occhi e sorride.

"Che sto tornando alla vita."
Le parole sono appena un sussurro che si alza impercettibile dalle Sue labbra socchiuse. Eppure lui le sente, chiare e nitide nella sua mente.
Lo prende per la vita e lo tira contro di sé, affondando dentro di Lui.
Hannon len, Melethen.

Elladan&Elrohir
Fanno l'amore, per la prima volta, sulla grande scrivania di loro padre, così stretti che la loro pelle porterà i segni a lungo, forse per sempre.
Fanno l'amore chiudendo fuori il mondo, cercando rifugio l'o nell'altro, sordi alle voci che sussurrano da lontano parole di condanna, di biasimo, di vergogna.
Ridono e piangono, e gemono, e i loro corpi si muovono, perfetti e armonici. Indivisibili; uniti per sempre in un legame di cui i Valar sono i soli giudici.
Li avvolge un abbraccio caldo che strappa il cuore da quanto è dolce e struggente.
Fanno l'amore per tutto il tempo passato, e perduto, cercando di non pensare al futuro.
Fanno l'amore con una forza tale che li lascia storditi e inebriati a lungo.
Si guardano fissi negli occhi, quando vengono, e le loro bocche si cercano in un bacio frenetico, bagnato, lingua contro lingua, e l'odiosa, sottile parete di specchi e vetri che li ha tenuti lontano per troppo tempo si frantuma in quel momento nell'unione dei loro corpi, che è vera e reale e sa di sangue, sperma e saliva, di pelle sudata e grida non più trattenute.
Si vedono per un attimo per quello che sono, in una sorta di sogno sfumato: un'anima sola estesa, per caso, in due corpi distinti.
E, finalmente, capiscono.

"Che ne sarà di noi?" Non c'è paura nelle sue parole, la risposta già la conosce, sta scritta nel loro destino, probabilmente da sempre.
"Non lo so. Un nuovo inizio, forse?" Gli accarezza il bel volto accaldato con la mano bendata e vede che non sanguina più.
Anche lui si ricorda delle bende; prende la mano e se la porta alle labbra, baciandola.
"Cosa ti sei fatto?"
Scuote la testa, cercando una risposta plausibile; poi sorride, gli prende il volto fra le mani e lo guarda negli occhi: "Ho cercato di liberarti."
Lo guarda, stupito e divertito da quella risposta inattesa.
"E ce l'hai fatta?"
Lui lo accarezza e fa un cenno con il capo.
"Sì, credo di sì. Credo di avere liberato entrambi."

***

La stanza è vuota. Loro se ne sono andati da tempo, abbracciati stretti e avvolti in un unico mantello, parlando, ridendo complici su un ricordo che è solo loro.
La scrivania è in ordine, i fogli sono tornati al loro posto. Tutto e immobile e tranquillo.
Un alito di vento muove una tenda e in un angolo Lorìen sorride compiaciuto; alle sue spalle, Mandos gli cinge la vita e gli bacia i capelli.
"Ce ne hanno messo di tempo…"

FINE

Elfico
Gwanunig = gemelli
Tôr nin = fratello mio
Telo, Seron vell = vieni, amato mio
Aniron chen, Meleth nin = ti voglio, amore mio
Echado veleth enni. Meleth nin, Seron vell. Tôr nin = fai l'amore con me, amore mio, amato mio, fratello mio
Hannon len, Melethen = grazie mio amore



E per chi se lo chiedesse… Lorìen e Mandos sono rispettivamente il Vala dei Sogni e il Vala della Sale dell'Attesa e sono, pensa un po', fratelli…
Current Mood: sleepysleepy

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